Dal carcere a casa: la seconda possibilità di Michela e dei suoi tre cani

Ci sono storie che mettono alla prova le nostre convinzioni. Storie che ci obbligano a chiederci cosa significhi davvero giustizia.

Quella di Michela – nome di fantasia – è una di queste. Michela è una donna che ha commesso un errore. Ha scontato la propria pena. Ha saldato il proprio debito con la giustizia. E durante tutti i mesi di detenzione non ha mai, nemmeno per un istante, pensato di rinunciare a Tabatha, Pluto e Kira.

Quando è stata arrestata, i tre cani hanno fatto ingresso in canile. Da un giorno all’altro si sono ritrovati senza la loro casa, senza il loro punto di riferimento. Improvvisamente sospesi.

In quei mesi, qualcuno ha pensato che la soluzione più semplice fosse l’adozione. Una nuova famiglia, una nuova vita.

Ma Michela ha detto no.

“Sono la mia famiglia. Io li riprenderò.”

Per alcuni è stato egoismo. Per me è stato qualcosa che va oltre le parole.

Perché l’amore non si misura nei momenti facili. Si misura quando tutto crolla e si sceglie comunque di non abbandonare.

 

Custodire, non sostituirsi

Il nostro compito, come Fondazione Cave Canem, non è sostituirci alle persone. È tutelare gli animali e, quando possibile, preservare legami sani.

Durante la permanenza in struttura, abbiamo lavorato affinché il canile fosse un porto sicuro, non una destinazione definitiva.

Alcuni disagi comportamentali, comprensibili dopo uno shock improvviso e una separazione traumatica, sono stati affrontati grazie al lavoro del team di educatori cinofili coordinato da Mirko Zuccari, con Daniela De Vecchis, Edoardo Morellini e parte della nostra squadra.

Accanto a loro, con costanza e dedizione, i volontari dell’Associazione Noi e Loro:

Antonella, Giorgia, Laura e tutti gli altri volontari che hanno seguito i cani giorno dopo giorno, insieme agli altri volontari presenti in struttura.

Il loro lavoro è stato silenzioso, quotidiano, determinante.

 

La scelta di accompagnare una seconda opportunità

Appena uscita dal carcere, Michela si è recata dai Carabinieri.

La richiesta è arrivata alla Fondazione.

La prima telefonata era piena di lacrime. Non chiedeva scorciatoie. Chiedeva un percorso.

E noi abbiamo detto sì. Ma con una condizione chiara: responsabilità, gradualità, accompagnamento.

Oggi Michela ha trovato un lavoro. Vive con la madre. Sta ricostruendo la propria vita con dignità.

E oggi Tabatha, Pluto e Kira tornano a casa.

Li accompagneremo in questo passaggio. La nostra educatrice cinofila Daniela e le volontarie Laura, Antonella, Giorgia saranno con loro. 

Abbiamo donato le ciotole e una prima fornitura di croccantini, nell’attesa del primo stipendio. Perché a volte la realtà è semplice: se i soldi non ci sono, non ci sono. Ed è proprio lì che la rete diventa fondamentale.

 

Io Merito Giustizia

Questa storia dimostra ancora una volta quanto sia importante il programma “Io Merito Giustizia”: uno strumento che consente di svincolare animali coinvolti in condizioni giuridiche non convenzionali e di evitare che restino in canile per anni a causa di rigidità amministrative.

La tutela giuridica degli animali non è un esercizio teorico. È uno strumento concreto di civiltà.

Ringrazio Roma Capitale Dipartimento Ambiente e Tutela degli Animali per la fiducia rinnovata nella collaborazione con la Fondazione Cave Canem e per aver creduto, insieme a noi, che questa fosse la strada giusta.

Dico grazie anche al Canile Valle Grande per la custodia.

Ringrazio ogni volontario e ogni educatore cinofilo che ha scelto di vedere, in questa vicenda, non solo l’errore di una persona, ma la possibilità di una rinascita.

Dare seconde opportunità è un atto di civiltà.

Non tutto nella vita è rimesso al libero arbitrio. Le fragilità, il contesto in cui nasciamo, le sfide che affrontiamo incidono profondamente sulle nostre traiettorie. Non è una giustificazione. È un dato di realtà.

La giustizia ha fatto il suo corso. Ora è il momento della responsabilità. Credo fermamente che dare seconde opportunità non sia un atto di ingenuità. Sia un atto di civiltà. Speriamo che Michela sappia farne buon uso. Noi continueremo a guardare le spalle a Kira, Tabatha e Pluto. 

 

Oggi la porta del canile si chiude. E si riapre quella di casa.

E questa, per me, è la forma più alta di giustizia.

 

Avv. Federica Faiella

Presidente

Fondazione Cave Canem ETS

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