Combattimenti tra cani: pubblicato su Sicurezza e Giustizia, il secondo articolo nell’ambito del progetto Io non combatto

È stato pubblicato sulla rivista Sicurezza e Giustizia lo studio “Il profilo psicologico-comportamentale del dogfighter: dalla prospettiva giuridica agli aspetti criminologici del combattimento tra cani”, articolato in due parti, realizzato nell’ambito del progetto Io non combatto, promosso da Humane Society International in collaborazione con la Fondazione Cave Canem .

La pubblicazione rappresenta un importante contributo scientifico e culturale al contrasto dei combattimenti tra cani, fenomeno criminale ancora oggi diffuso e spesso strettamente connesso alla criminalità organizzata.


Un’analisi interdisciplinare dei combattimenti tra cani

Lo studio propone un’analisi approfondita e interdisciplinare del fenomeno, partendo dalle origini storiche dei combattimenti tra cani e dalla loro diffusione a livello internazionale, per poi concentrarsi sull’inquadramento giuridico, con particolare attenzione alla normativa italiana e all’evoluzione della tutela penale degli animali.

Ampio spazio è dedicato agli aspetti criminologici, evidenziando il ruolo della zoomafia e delle organizzazioni criminali nello sfruttamento degli animali come fonte di profitto illecito, nonché il collegamento tra maltrattamento animale, devianza e pericolosità sociale.


Il profilo psicologico-comportamentale del dogfighter

La seconda parte dello studio approfondisce in modo specifico il profilo psicologico-comportamentale del dogfighter, distinguendo diverse tipologie di soggetti coinvolti nei combattimenti – dagli streetfighter ai dogfighter professionisti – e analizzandone motivazioni, dinamiche relazionali e contesti socio-culturali di riferimento.

Viene inoltre evidenziato il legame tra violenza sugli animali e altre forme di criminalità, come il gioco d’azzardo illegale, il traffico di armi e il riciclaggio di denaro, confermando come i combattimenti tra cani rappresentino un serio rischio non solo per il benessere animale, ma anche per la sicurezza collettiva.


Pena, prevenzione e rieducazione: uno sguardo al futuro

Accanto all’analisi repressiva, lo studio affronta il tema della rieducazione dei dogfighter, esplorando possibili percorsi di reinserimento sociale fondati sullo sviluppo dell’empatia e sulla prevenzione della recidiva, anche alla luce di esperienze e modelli sperimentati in ambito penitenziario. Un approccio che si inserisce in una visione più ampia della giustizia, orientata non solo alla punizione, ma anche alla tutela della società nel lungo periodo.


Il ruolo della Fondazione Cave Canem e della Presidente Avv. Federica Faiella

Lo studio è il risultato di un incarico di studio e ricerca che ha visto il coinvolgimento di due giovani studentesse romane, accompagnate in un percorso formativo qualificato. Centrale è stato il ruolo della Presidente della Fondazione Cave Canem, Avvocato Federica Faiella, che ha svolto la funzione di tutor e supervisore scientifico, seguendo le studentesse nella definizione dell’impianto metodologico, nell’analisi giuridica e nella finalizzazione dell’elaborato .

Attraverso questo lavoro, la Fondazione Cave Canem ribadisce il proprio impegno nella produzione di ricerca, nella formazione dei giovani e nella promozione di modelli integrati di contrasto ai reati contro gli animali, in collaborazione con partner internazionali come Humane Society International.

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