Ieri sono stato intervistato a Diario del Giorno su Rete4 per parlare di un tema purtroppo sempre attuale: le aggressioni dei cani.
Un argomento complesso, che richiede attenzione, competenza e soprattutto responsabilità.
Una riflessione necessaria
Purtroppo queste aggressioni e i fatti di cronaca sono ormai all’ordine del giorno, e questo ci impone una riflessione.
Una riflessione che deve essere attenta e responsabile, perché parliamo di eventi che accadono con modalità diverse e che non possono essere letti in maniera semplicistica.
Molto spesso ci troviamo di fronte a gestioni inappropriate dei cani, a una scarsa comprensione delle loro caratteristiche, oppure a caratteristiche che, pur essendo evidenti, non vengono adeguatamente riconosciute, comprese e gestite.
È vero anche che molti dei casi di cronaca riportano episodi che coinvolgono determinate tipologie di cani.
Ma è altrettanto vero che parliamo di una percentuale estremamente ridotta rispetto al numero di animali che vivono serenamente all’interno delle famiglie e che non manifestano alcun comportamento problematico.
Questo non deve diventare né una giustificazione legata alla razza, né un modo per colpevolizzare semplicemente il proprietario.
Sono due facce della stessa medaglia, ma la soluzione è molto più complessa.
Dalla scelta alla gestione: dove nasce la prevenzione
Per questo è necessario lavorare su più livelli.
Tutto parte dalla scelta del nuovo componente della famiglia.
Premesso che, per me, la scelta più giusta ed etica è quella dell’adozione dal canile, è fondamentale che questo percorso sia consapevole e responsabile, orientato a individuare il contesto più adatto per quel determinato cane e per quella famiglia.
Questo significa, già in fase di scelta, conoscere e comprendere le caratteristiche del cane — incluse quelle di tipo genetico e attitudinale — per valutare la compatibilità con il proprio stile di vita e le proprie capacità.
Da qui in poi inizia il vero lavoro: una gestione attenta e responsabile nel quotidiano, fatta di presenza, osservazione e capacità di leggere i segnali.
E passa inevitabilmente dalla comprensione e valorizzazione delle caratteristiche del cane, che devono essere conosciute, sviluppate e indirizzate nel modo corretto, affinché possano trovare uno sfogo adeguato ed equilibrato.
Oltre i pregiudizi: esperienza sul campo
Per esperienza diretta, maturata in oltre 15 anni di lavoro con i cosiddetti “ultimi tra gli ultimi” — cani bollati come irrecuperabili, definiti pericolosi — mi trovo spesso ad affrontare proprio quelle razze che oggi vengono messe alla ribalta in maniera negativa.
Eppure, ogni volta, il lavoro porta a un risultato: si riesce a vedere il cane per ciò che è davvero, a comprenderlo, a costruire un percorso e a restituirgli una nuova possibilità, una nuova vita.
Questo, però, richiede preparazione, competenze, esperienza e capacità di lettura.
Per questo demonizzare e creare un clima di paura attorno a determinate categorie di cani non solo non porta a una soluzione, ma rischia di peggiorare il problema.
Genera timore, semplifica la realtà e allontana le persone da ciò che è davvero necessario: acquisire le competenze giuste e imparare a vedere questi animali per quello che sono.
Un impegno quotidiano
Quando decidiamo di accogliere un cane nella nostra vita, facciamo una scelta che va ben oltre l’entusiasmo iniziale: significa assumersi un impegno quotidiano, nel tempo, come per ogni vero componente della famiglia.
Questo comporta:
•una gestione consapevole e responsabile
•la capacità di leggere e interpretare correttamente i segnali del cane
•una comunicazione efficace
•la costruzione di una relazione basata su fiducia e rispetto
•il dovere di vigilare e garantirne equilibrio e serenità, a tutela di tutti
Non si tratta solo di “avere” un cane, ma di saper vivere con lui.
Ogni giorno lavoro a stretto contatto con cani incompresi, con soggetti che hanno manifestato anche gravi disagi comportamentali, spesso vittime delle peggiori forme di maltrattamento, fino ad arrivare a quelli sottratti a circuiti criminali.
Questa esperienza mi porta a dire con chiarezza che la corretta interpretazione dei segnali, una comunicazione efficace e una gestione consapevole e responsabile sono strumenti fondamentali per costruire una convivenza serena e garantire la sicurezza di tutti: persone e animali.
La domanda finale: cosa fare davvero?
Durante l’intervista mi è stato chiesto anche cosa si dovrebbe fare quando si incontrano cani liberi.
È una domanda che torna spesso, soprattutto quando la percezione del rischio aumenta.
Ma la risposta, per quanto possa sembrare controintuitiva, non sta tanto nel “come difendersi”, quanto nel lavorare a monte.
Perché se arriviamo a porci questa domanda, significa che qualcosa prima non ha funzionato.
La vera soluzione sta in due parole chiave: rapporto e gestione.
Rapporto, perché è nella relazione che si costruisce equilibrio, fiducia e capacità di comunicazione.
Gestione, perché è responsabilità dell’essere umano garantire contesti sicuri, per il proprio cane e per gli altri.
Solo lavorando su questi due aspetti possiamo davvero prevenire situazioni di rischio.
Tutto il resto sono risposte emergenziali a un problema che, nella maggior parte dei casi, poteva essere evitato.
Mirko Zuccari
Dog Trainer Manager – Fondazione Cave Canem